Quanto tempo passava tra un giorno e l'altro? Se lo chiedeva sempre Fairy. Seduta al banco del suo bar preferito, intenta a sorseggiare una cioccolata calda, mentre attendeva quel suono, quel maledetto suono. Lo odiava, lo detestava, ma lo aspettava, come i bambini aspettano il Natale.
Era la sua parte di mondo, quel mondo racchiuso in pochi centimetri quadrati, quel sole artificiale che illuminava parole virtuali, ma così vere che non sapeva farne a meno. Era qualcuno che pensava a lei, un pensiero che le avrebbe sempre dato un sorriso in quelle giornate troppo fredde e troppo corte per poter essere felici.
Sua mamma aveva voluto darle quel nome che trovava assurdo. Fairy, come se davvero fosse la regina di qualche posto fantastico. come se fosse davvero arrivata da una terra meravigliosa, piena di unicorni, piena di valli lussureggianti.
Ma non c'era mai stato un posto così nella sua vita. Aveva girato per lo più per baracche, nelle quali aveva versato troppe lacrime lontano da abbracci che avrebbe voluto avere anche solo per un istante.
La cioccolata intanto si stava raffreddando. Il cellulare tra le mani guardato già 100 volte, la mattina si era svegliata sorniona e tra la nebbia aveva deciso che non era tempo di andare troppo veloci.
Fairy aveva fretta invece. Di vivere, di vedere, di piangere per un tramonto, di piangere per la neve. Aveva fretta di piangere senza un motivo.
Era troppo tempo che non lo stava facendo e le mancava, anche se a ben pensarci, forse non l'aveva fatto mai.
Il freddo era presente nei suoi pensieri, prima ancora che nel locale, dove troppa gente entrava ed usciva. Tutti con una destinazione, tutti senza una destinazione. "Serve davvero una destinazione".
La cioccolata ormai era diventata un blocco freddo che non avrebbe più attirato le attenzioni di nessun goloso.
Era tempo di andare, si alzò lentamente, dirigendosi verso la cassa, lo sguardo perso. "Tavolo 10" disse con tono monocorde. Il rumore delle tazzine era un sottofondo fastidioso.
"4.50" rispose la cassiera, con altrettanto tono distratto.
Pagò. In strada il solito tran tran. "Ognuno ha una destinazione. Tutti non hanno una destinazione." Ripetè tra se e se.

