Hope guidava distratta, su quella lunga lingua di asfalto che l'avrebbe riportata a casa. Erano passati 2 giorni, 2 lunghissimi giorni di lavoro, lontano dalla sua routine.
I capelli ancora raccolti, neri, le unghie curate, le scarpe col tacco che ancora le facevano male, ma che, per distrazione, non aveva tolto prima di salire in auto. Erano solo lei e la musica, quasi le 5 del mattino. I semafori dormivano ancora, mentre i suoi fari illuminavano qualche disperato, che ciondolava stanco della vita e forse dell'Universo intero.
Era ancora vestita come la sera prima, non era passata dalla camera dell'hotel, se non per prendere la sua valigia. Pantaloni grigio scuro, e giacca. Niente altro a parte le scarpe. Amava indossare le giacche a pelle, senza abbinarci camicette, canotte. Non voleva altro che sentirsi libera, senza costrizioni, senza etichette.
Amava sentire l'aria della notte accarezzarle la schiena. Hope non era conformista e lo sapeva. Vasco stava cantando Liberi Liberi (Liberi Liberi - Vasco), mentre tutto sembrava fermo. Ricevette un messaggio. "Leggi messaggi WhatsApp" disse ad alta voce all'assistente di Google. "Ciao, spero tu stia dormendo. Sono in camera, non ho chiuso occhio, ti ho pensato, non ho avuto il coraggio nemmeno di dirti ciao. Il tuo numero l'ho recuperato dall'elenco dei relatori." Non c'era altro. Sorrise, mentre un primo timido sole stava nascendo alla sua destra. La notte stava finendo. Era ciò che importava, un altro giorno sarebbe nato con qualche certezza in più e qualche domanda in meno. Forse sarebbe stato così. Non rispose a quel messaggio.
Siamo soli (Siamo soli - Vasco) stava cominciando. Che buffo, pensò. Prima liberi liberi e adesso Siamo soli. Non credeva ai segni del destino, non sapeva come interpretare quel momento. Quelle due canzoni non erano in sequenza, eppure, in quel momento, si seguirono, come volessero fare da colonna sonora ai suoi pensieri.
"Forse è vero. Per essere davvero liberi, dobbiamo essere soli". Lei si sentiva libera in quel momento. Si fermò davanti all'unico bar aperto. Chiese un caffè americano ed una fetta di torta con i lamponi e il cioccolato. Guardava oltre la vetrina, oltre l'orizzonte. Forse stava guardando oltre se stessa. Prese il cellulare e cancellò il messaggio, non aveva la curiosità di sapere chi avesse perso il sonno per lei.
Sentiva l'aria fresca del mattino entrare dalla giacca e accarezzarla la pelle. Si rimise al volante. Prese l'autostrada verso il mare, quel giorno avrebbe regalato a lui tutti i suoi "forse" e tutte le sue malinconie, chiedendo a Nettuno di portare indietro il tempo ad ogni fine giornata, o semplicemente di fermarlo, mentre, seduta sulla spiaggia, avrebbe guardato il tramonto, con la pelle nuda e il cuore in fiamme.

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