domenica 19 ottobre 2025

Valzer

    La notte era sempre più fitta, la luna continuava a cercare il suo amore in quell'astro che Dio volle fare così bello eppur così lontano.

    Scorreva tutto intorno, non c'era una cura, forse, a quello che Nicla stava vivendo. Non era amore, non era desiderio. Era solamente volontà di vivere un altro modo, vivere un altro mondo.

    Il computer era ancora acceso, la luce del monitor, fredda e senza sfumature, illuminava una porzione di stanza, in modo quasi spettrale. "Halloween si sta avvicinando" pensava non facendo mancare un sorriso a quella sua affermazione interiore.

    Era tutto così strano, un vecchio disco di Cohen girava sul piatto, spandendo miele nell'anima e aceto sulle ferite che si portava dentro da tempo, che aveva sempre ignorato, ma che prima o poi sarebbero tornate. ed ora erano tutte lì con lei.

Emergevano dall'anima, piano, facendo luccicare gli occhi di quella rugiada. Non piangeva mai, Nicla. Lo trovava una perdita di tempo. O forse non aveva ancora trovato qualcosa per cui valesse la pena piangere davvero, sfogandosi con tutta se stessa, lasciando andare tutto ciò che si portava dentro.

    Il tempo passava, le scelte no. Ne aveva fatte, troppe e molte delle quali sbagliate e adesso le stava guardando, in quella notte così lunga.

    "Dammi un'altra possibilità, solo una, questa volta saprei cosa fare". Lo chiedeva al cielo ogni volta che poteva. Lo aveva lasciato scritto sotto alla croce dell'alpinista "Ti prego, dammi un'altra possibilità".

    Intanto i suoi fantasmi continuavano a correre nella sua testa, cavalcando cavalli scheletrici, con zoccoli che emettevano suoni tetri, quasi a dire "non avrai altre possibilità".

Nicla questo lo sapeva bene, non avrebbe avuto altre possibilità, i gettoni li aveva avuti, da giocarsi nel grande Casino della vita, la roulette stava girando e il croupier non avrebbe accettato altre puntate, né avrebbe ridato indietro i soldi, in nessun caso e per nessun motivo.

    Il suono del silenzio stava accompagnando la risposta alle sue preghiere, anzi, quel suono era la risposta e faceva male, faceva un male che non aveva ancora conosciuto così a fondo.

    Nicla si fece un caffè, con la caffettiera, ultimo ricordo di sua madre, il profumo che ne scaturiva riusciva a placare quel nodo alla gola che altrimenti, l'avrebbe portata fino al mattino. Le mancava qualcosa di indefinito e definibile, qualcosa di sfocato ed invece così chiaro, qualcosa di prezioso e allo stesso tempo di futile.

    "Ma come può essere futile una cosa che mi manca così tanto?" Era solo un capriccio? Era un modo per sentirsi diversa? Era un modo per dire cosa? 

    Il caffè intanto aveva riempito la tazza. Ora quel nodo alla gola era più forte, sentì gli occhi diventare pesanti, affondò nella poltrona, prendendo la coperta a quadri quasi a cercare un abbraccio invisibile, che le donasse una goccia di sereno, in quel cielo tempestoso che aveva dentro.

    "Alla fine dell'amore" scrisse di getto sul suo quaderno aperto a caso, per trovare una pagina bianca; forse era questo, alla fine dell'amore si sarebbe compiuto quel miracolo tanto invocato. O forse no.

    Si strinse ancora più forte nella coperta, il caffè intanto stava facendo il suo dovere, stava sciogliendo quel nodo alla gola, ma gli occhi no. Quelli continuavano ad essere pesanti, li chiuse, quasi a voler sparire. La notte la stava guardando, la luna avrebbe pianto con lei.

    Era un'altra notte in cui avrebbe ballato il valzer della malinconia.

Cohen


giovedì 16 ottobre 2025

Torniamo a casa

    Di notte si fanno i pensieri più profondi, o sono solo pensieri che nell'oscurità hanno il coraggio di togliersi gli abiti civili, di spogliarsi completamente di quella corazza che sono costretti a mostrare di fronte al sole, per non farsi trovare vulnerabili.

    Ma la notte è diversa, ci dice esattamente come siamo. Nelle cuffie The sound of Silence, in una delle sue mille interpretazioni, in questo caso di Johnny Cash. La stanza buia aiuta ad andare avanti, cercando l'intricato significato di ogni sensazione che nasce dal mondo.

    Siamo animali strani, abbiamo la ragione e abbiamo gli istinti, che dominano quella parte di noi che non vorrebbe commettere errori ed invece, li rubrica con paziente e certosina precisione nel quaderno che l'anima porta sempre con sé.

    Noi potremmo essere ogni giorno il nostro miracolo ed invece aspettiamo IL MIRACOLO. Quello risolutore, quello che fa cambiare la vita, quello che....

    Invece, a volte, siamo ciechi di fronte a ciò che viviamo ogni giorno, dandolo per scontato, sentendolo leggero, perché "così è sempre stato". Forse è vero il detto che "l'erba del vicino è sempre più verde", ma è erba, esattamente come la nostra, solo che a volte noi non ci prendiamo cura del nostro giardino, pensando che sia sempre così bello perché lo abbiamo sempre avuto.

My way, caro Frank, the Voice.

    Quale è la via? Quale è il mio modo? Mentre la città è silenziosa e i lampioni sembrano quelle stelle che, stasera, sono celate da una leggera coltre di nubi, la domanda è sempre la stessa. Ho riso, sono stato in silenzio per lunghi periodi, aspettando la risposta, aspettando che la musica mi portasse qualcosa dentro ad un testo, un ritornello.

    Ma era già tutto lì? E' già tutto qui? Tutte le cose dette e non dette, tutte le cose che non sanno come manifestare la loro importanza, davvero non ci sono? Oppure non le vediamo? Nessun dorma, esortazione più che mai attuale in questa mia notte. Nessun dei pensieri dorma. Perché?

    La luce domani tornerà a splendere, Le domande torneranno nell'ombra e le risposte diventeranno domande, senza risposta.

    Forse siamo solo arrabbiati, siamo perennemente arrabbiati e insoddisfatti, ecco perché il nostro giardino non lo consideriamo come gli altri; è come gli altri, ma non ci capacitiamo di quanto la sua bellezza sia data dalla nostra presenza, dalla presenza delle persone che ci vogliono bene e che lo stesso giardino con altri "abitanti" non sarebbe la stessa cosa.

    "Mamma, ho appena ucciso un uomo", comincia così Bohemian Rapsody. Non ho più la mia. Ma forse lo direi, a volte. "Ho ucciso un uomo" uno di quelli che non sbaglia, uno di quelli che mette sempre i piedi sulla via giusta, uno di quelli che capisce ciò che succede nella sua vita. E non che fa succedere.

    Il giardino è davvero più bello con le persone che amiamo, che curiamo e che ci curano. Che sì, ci sono sempre state, ma che ci amano e che ci saranno sempre. Perché non c'è mai abbastanza buio da coprire davvero ciò che proviamo.

Torniamo a casa, c'è un giardino che aspetta e sarà, sì, più bello di quello del vicino. 

Home






lunedì 13 ottobre 2025

Lettera e caffè (sospesi)

Passavano i giorni, ma il suo pensiero era ancora lì. Passavano i giorni e non c'era alcuna motivazione che lo facesse stare ancora tra i suoi pensieri. Sally camminava, distratta tra la gente, senza nemmeno pensare alla strada. L'aveva fatta ogni giorno per gli ultimi 5 anni, cosa poteva scoprire ancora di diverso.

Era una mattina come altre, era una mattina uguale alle altre. Si pensavano inconsciamente, all'insaputa l'uno dell'altra. La strada intanto continuava sotto ai suoi passi, nelle cuffie si susseguivano parole, strofe. Qualche volta un sospiro. Le lacrime le aveva lasciate riposare sul cuscino, sapendo che alla notte sarebbero tornate da lei.

Si fermò al solito bar, un cappuccino, una fetta di torta fragole e cioccolato, si sedette al tavolino vicino alla vetrata. Il sole stava nascendo e batteva sulle finestre della casa dall'altro lato della strada, disegnando buffe ombre e distratti riflessi sull'asfalto della strada. Uno sguardo al cellulare, solite pubblicità, notifiche inutili della banca, "non perderti la nostra nuova app" del locale in cui lei ogni tanto andava, ma di cui non si è mai sentita davvero cliente.

La schiuma del cappuccino era densa, come i suoi pensieri. Si fece dare una penna, prese un tovagliolo di carta.

"Stavo pensando a te, non so nemmeno perché. Sarà questa mattina che ha una luce strana, sarà che mi ricorda come mi hai guardato quella sera. Non so quante giustificazioni devo ancora dare a questa tua presenza, so che ci sei e molte volte questo basta. La follia è che ti sto scrivendo su di un tovagliolo di carta. La follia è che ti sto scrivendo. Non so se razionalmente oppure no. Però ti sto scrivendo."

La fetta di torta non aveva ancora avuto l'attenzione che meritava. Il cappuccino stava perdendo il suo calore mentre la schiuma cominciava a diventare più fine,

"Mi può portare un caffè, per favore?" Il barista la guardò. Non disse niente, con i soliti gesti meccanici mise in macchina gli 8 grammi necessari a soddisfare la sua richiesta. 

Arrivò al suo tavolo con il caffè, posò la tazzina ordinatamente accanto a quella del cappuccino, creando una sorta di triangolo del gusto con il piattino in cui la torta era ancora disadorna di ogni sguardo e attenzione.

"Stavo pensando a te, che non ci sei. Vorrei chiamarti, vorrei capire come si sta a parlare con te per 2 ore, senza dirsi nulla di sensato dicendosi tutto. Forse ho sbagliato, forse non sto sbagliando, ma sto pensando a te e se c'è una razionalità in tutto questo, spero di non trovarla, perché mi spaventerei. Sally"

Diede un morso alla fetta di torta, le piacque. Il cappuccino ormai freddo non le importò. Rimaneva il caffè. Non lo toccò. Mise quella lettera improvvisata sotto alla tazzina.

"Quanto le devo?" chiede distrattamente, prendendo meccanicamente 5 euro dal portafoglio.

"Signorina, il caffè non era di suo gradimento? C'è qualcosa che non va?"

"Il caffè? Non è per me" 

Quel signore anziano dall'altra parte del banco si guardò intorno, cercando un altro avventore, che potesse colmare quel vuoto lasciato dalla risposta della ragazza. Nessuno, c'erano solo loro due.

"Non capisco, signorina. Cosa devo fare? Perché quel caffè sarà da buttare, per chiunque verrà, anche solo tra poco."

Lei non rispose. Sorrise, abbassando gli occhi azzurri, lasciando i 5 euro alla cassa. 

"Signorina, il resto...."

Sally era già fuori dalla porta, con le cuffie e Vasco nelle orecchie. Aveva cominciato a camminare tra i pensieri, senza guardare la gente, senza pensare alla strada. Con il sole che stava nascendo e ancora quel pensiero senza razionalità a tenerle compagnia.

Senza parole - Vasco



domenica 12 ottobre 2025

Un atro giorno

 "Un'altra alba, un altro giorno".

    Wynona pensava, mentre quel filo di freddo cercava di intrufolarsi sotto alle coperte come un gatto dispettoso. Dormiva nuda Wynona. Da quando aveva compiuto 18 anni. Non le piaceva sentirsi costretta da nulla. Forse per questo in quel letto era sempre sola. Non che le dispiacesse, anzi. Avere per forza due braccia attorno, non era per lei.

    Tornava sempre a casa. Un caffè, un biscotto al cioccolato, erano questi gli abbracci che voleva appena sveglia.

    La luce sorniona sembrava volere disegnare ombre buffe sul muro, dando vita a suppellettili di cui nemmeno si stava curando più. Ma erano ricordi.

    L'orologio di suo nonno, la foto di sua madre, l'ultimo biglietto di suo padre, prima che il bastardo decidesse di portarselo via.    

    Erano coccole che saltavano fuori nei momenti bui, quando lei non sapeva se andare avanti o fermarsi, se piangere o ridere, per qualsiasi motivo.

    Ecco, questo era il punto. Wynona rideva sempre, anzi, sorrideva sempre.

    Quel sorriso che è capace di riempire la stanza, quello sguardo capace di sorridere più di un cielo d'estate. Continuava a guardare fuori della sua finestra, "un altro giorno" pensó. E sorrise, ancora una volta più forte del sole che stava nascendo.


House of the rising sun






martedì 7 ottobre 2025

Lettera


 "Mi trovi. Quando vuoi. Ogni volta che mi cerchi, sai bene dove sono. È strano perché a volte, quasi mi manchi. Guardare la notte crescere, vedere le stelle, o solo le nuvole nel cielo, che poi  fanno cadere quella pioggerellina dispettosa, come se volessero lasciare le lacrime che non sei capace di versare. È tutto effimero, estasiatico, muto e irriconoscibile. Scrivo biglietti che poi non spedisco. Li scrivo nella mia mente. E rimangono con me. E tu lo sai. Mi guardi negli occhi e lo sai.

Guidare senza passare mai un ponte, rimanendo sospesi sull'acqua di un torrente, guardando il mare diventare una pozza e poi stupirsi di respirare i pensieri che si rincorrono.

L'altra notte ho scritto un pezzo al pianoforte. Non lo ascolterà nessuno, ma tu sì. Tu eri lì, a toccare i tasti al posto mio, muta col sorriso di chi non andrà via, sorniona come un gatto, che tra le fusa dice tutto quello che vuole.

Ma forse mai te ne sei andata. Mai. E ti trovo ancora qui, così, nuda e diafana, gelida da ustionarmi i pensieri. Ti ritrovo ancora. Tra una penna e un foglio, un pensiero e un giro di do".

Selena lasciò questo biglietto dentro ad una busta. La stanza ormai era disadorna di lei, del suo profumo, il suo viaggio era cominciato. 

Un paio di calze nere rotte, languivano sull'unica mensola, pianta morente di una notte ormai passata. Salutò la signora Palm, che faceva le pulizie da anni in ogni appartamento dello stabile. 

"Signorina, ha dimenticato una busta" gridó. "gliela spedisco"? Aggiunse.

Selena si giró, con i suoi occhi nocciola e i capelli biondo platino "No, tanto tornerà da me". Sorrise appena, girando le spalle.

La signora Palm rimase ferma a guardarla andare via, lesse l'indirizzo. "Per la mia malinconia...."

Vivere - Vasco

venerdì 3 ottobre 2025

Davanti ad una tazza di caffè...

Si erano conosciuti da poco. Ma erano caduti nei loro sguardi, nati per tenerezza di assaporare un attimo condiviso.

Erano diversi Tea e Ronnie, erano uguali Ronnie e Tea. Avevano 2 vite separate, incasinate. Avevano vite piene e vuote nello stesso tempo. Ossimoro costante della loro esistenza inquieta.


Davanti ad un caffè sembravano amanti da anni, sembravano divisi da una guerra invisibile, che li aveva tenuti lontani per un tempo indefinito, indefinibile, ma eterno. Lui a pensarla, tra le pallottole che gli passavano sopra la testa, lei a non sapere quanto le mancasse quel sorriso e quel modo di parlare che aveva. Non dissero troppe parole. Il caffè fumava nelle grandi tazze bianche di porcellana, mentre sullo sfondo un tramonto di fuoco stava salutando quella parte di mondo, pronta per la notte. Lei ruppe il silenzio :"voglio regalare qualcosa di importante".

Si guardarono, come si guardano gli amanti nel buio delle camere d'albergo. "E' facile Tea. Regali un sorriso a chi ti sta accanto, una risata della tua incredibile pazzia, uno sguardo dolce, ogni volta. Sempre. Potessi camminerei accanto a te per ogni cm di suolo di questa terra. Sapendo che non ne rimarrei deluso, sapendo di aver guadagnato tempo, dentro ad un tuo solo semplice sguardo".

Tea lo guardò con gli occhi gonfi. Sapeva che non si sarebbe mai avverato quel momento.

Stettero ancora lì, seduti, davanti a quella tazza di caffè che nel frattempo aveva smesso di danzare nell'aria con il suo profumo.

Il rosso del cielo fece spazio alla luna, al blu della notte, al riposo del mondo. L'insegna del bar si spense.

Si trovarono sotto alla pioggia che stava scendendo. "Piangi?" le chiese. Non ricevette risposta. Si abbracciarono, cadendo l'uno nell'anima dell'altra. Si abbracciarono e spensero il mondo.

"Quanto tempo Ronnie" le disse. La notte rispose a quella domanda. Non smettendo di piangere.

Torna a casa - Maneskin









mercoledì 1 ottobre 2025

Cuore in fiamme (guardando il mare)

    Hope guidava distratta, su quella lunga lingua di asfalto che l'avrebbe riportata a casa. Erano passati 2 giorni, 2 lunghissimi giorni di lavoro, lontano dalla sua routine.

    I capelli ancora raccolti, neri, le unghie curate, le scarpe col tacco che ancora le facevano male, ma che, per distrazione, non aveva tolto prima di salire in auto. Erano solo lei e la musica, quasi le 5 del mattino. I semafori dormivano ancora, mentre i suoi fari illuminavano qualche disperato, che ciondolava stanco della vita e forse dell'Universo intero.

    Era ancora vestita come la sera prima, non era passata dalla camera dell'hotel, se non per prendere la sua valigia. Pantaloni grigio scuro, e giacca. Niente altro a parte le scarpe. Amava indossare le giacche a pelle, senza abbinarci camicette, canotte. Non voleva altro che sentirsi libera, senza costrizioni, senza etichette.

    Amava sentire l'aria della notte accarezzarle la schiena. Hope non era conformista e lo sapeva. Vasco stava cantando Liberi Liberi (Liberi Liberi - Vasco), mentre tutto sembrava fermo. Ricevette un messaggio. "Leggi messaggi WhatsApp" disse ad alta voce all'assistente di Google. "Ciao, spero tu stia dormendo. Sono in camera, non ho chiuso occhio, ti ho pensato, non ho avuto il coraggio nemmeno di dirti ciao. Il tuo numero l'ho recuperato dall'elenco dei relatori." Non c'era altro. Sorrise, mentre un primo timido sole stava nascendo alla sua destra. La notte stava finendo. Era ciò che importava, un altro giorno sarebbe nato con qualche certezza in più e qualche domanda in meno. Forse sarebbe stato così. Non rispose a quel messaggio.

    Siamo soli (Siamo soli - Vasco) stava cominciando. Che buffo, pensò. Prima liberi liberi e adesso Siamo soli. Non credeva ai segni del destino, non sapeva come interpretare quel momento. Quelle due canzoni non erano in sequenza, eppure, in quel momento, si seguirono, come volessero fare da colonna sonora ai suoi pensieri.

    "Forse è vero. Per essere davvero liberi, dobbiamo essere soli". Lei si sentiva libera in quel momento. Si fermò davanti all'unico bar aperto. Chiese un caffè americano ed una fetta di torta con i lamponi e il cioccolato. Guardava oltre la vetrina, oltre l'orizzonte. Forse stava guardando oltre se stessa. Prese il cellulare e cancellò il messaggio, non aveva la curiosità di sapere chi avesse perso il sonno per lei.

    Sentiva l'aria fresca del mattino entrare dalla giacca e accarezzarla la pelle. Si rimise al volante. Prese l'autostrada verso il mare, quel giorno avrebbe regalato a lui tutti i suoi "forse" e tutte le sue malinconie, chiedendo a Nettuno di portare indietro il tempo ad ogni fine giornata, o semplicemente di fermarlo, mentre, seduta sulla spiaggia, avrebbe guardato il tramonto, con la pelle nuda e il cuore in fiamme.






Lidia (un testo nella notte)

Una notte senza le stelle, lasciando il cuscino come un gatto sornione, ho cercato di passare il tempo danzando tra i pensieri. Ho scritto questo testo, l'ho scritto senza pensarci, è mio. Non ho un'amica che si chiama Lidia, possiamo essere tutti Lidia, persi dentro le notti che bussano alle nostre porte e qualche volta non fa nemmeno così male.


LIDIA

    Adesso Lidia ha i capelli rossi

vola leggera, si lascia indietro i fossi

che hanno preso la sua nostalgia

lei si gira e vuole andare via

    Domani un'altra alba sopra il mare

un nuovo gelato da mangiare,

una chitarra da saper suonare,

un oceano da dimenticare.

    Ma poi si ferma sola nella notte,

divano, coperta e appunti sfatti

che del domani chi se ne fotte

questi giorni graffiano come i gatti.

    Lidia salta fuori dalla vita

guarda la finestra come una sua amica

poi si tuffa dentro una coperta,

il cellulare nella mano aperta.

L'ultimo messaggio scritto tutto in grande

le ultime parole di chi gronda sangue

la batteria ormai al 2 per cento

i suoi pensieri persi dentro al vento

    Ma poi Lidia non lo pensa

non lo farebbe mai

ma poi Lidia non ci pensa

passerà anche questa, tu lo sai

    Ma poi Lidia scrive ancora

su foglie di vento e con penna d'aurora

boreale che si vede, solo di notte e poi….

    Passa un'altra notte senza mai dormire

graffi sui muri come tante spire

che la tengono stretta dentro a quel mondo

che lei non vede mai rotondo

    La pioggia batte sulle sue finestre

i lampi accendono le sue tempeste

dentro all'anima che non s'acquieta

in questo universo di fumo che arretra

    Come fa chi ha paura,

cento mille contro una,

come cuori solitari nella notte

parole scritte, pomata sulle botte.

    Che pensi passerà anche questa volta,

anche se non succede non importa,

trovi solitarie altre tue parole

che nel silenzio, fanno poi l'amore

Ma poi Lidia non lo pensa

non lo farebbe mai

ma poi Lidia non ci pensa

passerà anche questa, tu lo sai

Ma poi Lidia scrive ancora

su foglia di vento e con penna d'aurora

boreale che si vede, solo di notte e poi….

Marechiaro 21 - Episodio 2

William, per tutti Will, aveva aperto gli occhi prima che suonasse la sveglia. Anche la notte appena trascorsa l'aveva vista passare per...